ESCURSIONE CON VISITA GUIDATA DI BARLETTA E CANOSA DI PUGLIA

Tra i vari servizi, offriamo anche il servizio di escursione con visita guidata di Barletta e Canosa di Puglia, con l'ausilio di guida turistica autorizzata. Questo servizio è anche rivolto ai croceristi che arrivano in porto e aeroporto a Bari tutti i giorni, e vogliono effettuare un escursione caratteristica e differente dalla solita visita. L'escursione rigurda la visita di Barletta con il suo Castello Svevo e la statua del Colosso Eraclio, Canosa di Puglia con i suoi Ipogei e il Museo Civico Archeologico. La durata è pari a 4 ore, è possibile effettuare il tour in base all'esigenza del cliente con mini-bus max 30 persone, in alternativa mini-van max 8 persone anche per trasporto diversamente abili con pedana.  Compreso nel tour vi è anche la degustazione di prodotti tipici e degustazione di vari tipi di vini locali. Per ricevere maggiori informazioni in merito a questo servizio, prego voler compilare il modulo presente in questa pagina.





Un pò di Storia

Il castello di Barletta, situato nell'omonima città pugliese, è il risultato architettonico di una serie di stratificazioni dovute al susseguirsi di diverse dinastie al potere, succedutesi dall'XI secolo al XVIII secolo. Un tempo fortezza a scopo difensivo, cinta dal mare che occupava il fossato tutt'intorno al castello e lo isolava da potenziali attacchi nemici, costituisce un punto strategico nella vita cittadina nonché un importante cardine urbanistico. È sede della Biblioteca comunale, del Museo civico e di una sala convegni e mostre.

Tra le opere conservate, oltre un presunto busto di Federico II di Svevia in pietra calcarea, risalente al XIII secolo, è qui posto il Sarcofago degli Apostoli, altorilievo in pietra prima testimonianza del Cristianesimo a Barletta, risalente al periodo compreso tra il III e il IV secolo.


La tradizione, narrata dagli scritti di un gesuita del XVII secolo, vuole che il Colosso, forgiato da tal Polifobo, fosse asportato dai veneziani durante il sacco di Costantinopoli del 1204, e abbandonato durante il viaggio di ritorno sulla spiaggia di Barletta a causa della navigazione resa critica da una tempesta e dal pesante carico. Analisi chimiche inquadrate negli ultimi restauri non hanno riscontrato, però, segni di un'eventuale presenza in mare della statua.  Colosso di Barletta
La versione preferita dagli storici negli ultimi anni proviene da un resoconto del 1279 del frate minorita Tommaso da Pavia. A cavallo tra il 1231-1232 fu infatti rinvenuta, durante degli scavi effettuati dall'imperatore Federico II di Svevia a Ravenna, una statua colossale: pertanto è possibile che proprio Federico II, appassionato ricercatore di antichità e impegnato nella renovatio imperii, abbia fatto trasportare in Puglia la preziosa statua.

Le uniche notizie certe e documentate del Colosso risalgono invece al 1309, quando i domenicani di Manfredonia chiesero e ottennero da Carlo II d'Angiò il permesso di asportare e fondere gli arti della statua, situata a quel tempo presso la dogana di Barletta, per farne delle campane per la loro chiesa. Infatti recenti restauri hanno attestato che almeno la testa e il busto della statua sono originali, mentre le gambe sono posteriori.

Rimase nella dogana del porto di Barletta fino al 1491 quando, su commissione dei cittadini di Barletta, rifatte le gambe e le braccia dallo scultore Fabio Alfano di Napoli in forma molto differente dallo stile originale, venne posta nella sua attuale collocazione sotto il Sedile del Popolo, una loggia marmorea a sesto acuto di epoca rinascimentale edificata sulla parete orientale della basilica del Santo Sepolcro e abbattuta nel 1925.

È il più importante complesso funerario di Canusium e dell’intera regione tra la fine del IV e il I sec a.C.. È composto da tre distinti ipogei (I, II e III), scavati interamente sottoterra nel banco tufaceo. Il Lagrasta I, il più grande dei tre, è caratterizzato da un ampio dròmos (corridoio) di accesso e da nove tra camere e vestiboli che si diramano da esso formando una pianta a croce latina, e decorato con semicolonne ioniche. Qui fu rinvenuta nel 1843 l'iscrizione latina su una parete (poi andata dispersa): "Medella figlia di Dasmo, fu sepolta il 28 dicembre del 67 a.C. sotto il consolato di C. Pisone e M. Acilio." Ciò attesta un prolungato uso della tomba, dalla fine del IV sino al I sec. a.C. Il Lagrasta II consta di due camere in asse, al termine del dròmos, e di un ambiente che si apre sulla parete sinistra del corridoio. Presentava originariamente un prospetto su due ordini di colonne: due colonne doriche, ancor oggi visibili, che sostenevano il secondo ordine di colonne ioniche oggi scomparso. Il Lagrasta III si compone di un dròmos inclinato terminante in un unico ambiente in asse e di un secondo vano ricavato nella parete destra del corridoio.